Oramai muoversi con una certa velocità è quasi normale. Quei viaggi che sarebbero stati un tempo epici sono
adesso considerati dei giretti dietro casa, e con questo abbiamo perso un po' il senso del viaggio, che diventa
appunto una banalità. Se da Roma arrivare a Bologna, Milano, Napoli o chissà anche all'estero è così facile, il
viaggio in se perde del suo senso, viene un sminuito.
La vecchia idea che non importa la destinazione, ma il viaggio perde totalmente di senso se il viaggio è
un banale giretto in autobus o in treno.
Pensiamo poi ai social e alla rete che permettono di sentirsi ovunque in ogni momento e ogni luogo.
Con tecnologie e sistemi sempre più immersivi si sono presentati surrogati al viaggio molto accessibili.
Allora che significato ha oramai viaggiare, se effettivamente posso conoscere quasi tutto di ogni luogo comodamente
rimanendomene a casa, e posso fare una videochiamata con chiunque nel mondo.
Io credo che molto del significato del viaggio risieda in una sorta di rottura momentanea del patto sociale, si assume
uno stato sociale e psicologico differente quando si viaggia. Una persona in viaggio è più disinibita, più aperta,
predisposta a nuove esperienze che è più accettabile socialmente che faccia in viaggio piuttosto che nella città natale.
Quando si è in viaggio si vive effettivamente un altro mondo, sia fisicamente che psicologicamente. La sensazione di
evasione del viaggio mantiene il suo attrattivo tutt'oggi, per questo le persone tendono a viaggiare di più in questo
momento storico in cui siamo affamati di comunione e esperienze umane veritiere.
Io credo sostanzialmente che si viaggi per trovare una scusa di evasione più mentale che fisica. Quasi vivere un'esperienza senza conseguenze.
Tuttavia non occorre valutare tutti i viaggi con il morboso e giudicante metro della psicologia, dal punto di vista
personale il viaggio rimane ancora un momento per incontrare persone nuove e fare nuove esperienze umane in ambiti differenti.
Questo rimane ancora fattibile anche in un mondo globalizzato come il nostro, e a volte in questo "stato alterato" del viaggio si hanno
occasioni particolari di scoperta anche di noi stessi. Può capitare che ci si senta molto soli viaggiando, pure essendo in compagnia, e
che, come Catone, si sia in grande compagnia, pur stando da soli. Oppure può capitare di fare incontri con gente aliena, che ci fanno
riscoprire quanto il nostro mondo personale sia piccolo e fondato sull'egocentrismo della nostra epoca.
Va be', dopo questa predica riporto senza nessuna pretesa particolare alcuni miei viaggi: